








L’ensemble è costituita da musicisti che lavorano uniti dalla comune passione per la
musica antica interpretata con strumenti originali.
Esprime molto bene la nostra idea di pratica esecutiva una meravigliosa riflessione di Rolf Lislevand che riportiamo qui di seguito:
Il temine “pratica esecutiva storicamente autentica”, è stato usato come un argomento convincente e autorevole, come una scusa e anche come una classificazione conveniente per vendere un prodotto.
L'abuso di questa definizione ne ha esaurito la forza e la precisione.
Dalle sue ceneri e' sorto un nuovo termine: “pratica storicamente percepita” una parola per descrivere quello a cui un esecutore desidera attenersi, adottando un atteggiamento ed una convinzione specifici; questo termine esclude tutti gli aspetti di ricerca e conoscenza che non contribuiscono all'acquisizione dei nostri specifici obiettivi come esecutori di un repertorio non contemporaneo: offrire ai moderni ascoltatori un'esperienza emotiva e spirituale il più vicino possibile alle intenzioni dei compositori.
Dato che il “sentire” emotivo ed intellettuale degli uomini cambia, un ascoltatore del tempo di Gaultier e uno del XXI secolo percepiranno la stessa musica in modo completamente differente.
L'uomo è cambiato, lo spirito del tempo nel quale vive è cambiato, fino ai più banali ma importanti dettagli, come ad esempio il volume ed il livello di energia a cui siamo abituati nella vita di oggigiorno, nella nozione del tempo e della velocità.
Perciò può risultare che la più fedele performance di un pezzo di musica storica, pur non facendo uso di mezzi stilistici o fisici che il compositore ebbe a sua disposizione, miri a dare all'ascoltatore l'esperienza emotiva e spirituale che lui voleva comunicare.
E' probabile, sebbene non un imperativo o una virtù di per sé stessa, che i mezzi a disposizione del compositore vengano usati in modo ampliato in questo processo di ricostruzione.
Uno degli aspetti più negletti dei nostri sforzi nella pratica di percezione storica, è la coscienza ed il rispetto delle condizioni sociali in cui un lavoro è stato eseguito; pochissimi altri aspetti stilistici di una performance condizioneranno l'esperienza dell'ascoltatore così fortemente come il contesto sociale in cui la musica fu riprodotta.
Eppure tradizionalmente questo aspetto è stato ridotto ad un semplice aneddoto storico o biografico di scarsa o relativa importanza ai fini esecutivi nel momento della valutazione del lavoro del compositore.
Una volta ho letto una nota per gli ascoltatori su una registrazione di musica per liuto: “L'ascoltatore è invitato a ridurre il volume di riproduzione di questa registrazione al fine di sperimentare il livello sonoro di una esecuzione naturale dello stumento”.
Certamente un consiglio dato in perfetta buona fede. Ma dove sono state effettivamente sperimentate queste condizioni? Thomas Mace affondava i suoi denti nel liuto per sentire con più forza il suono e le vibrazioni della musica. Titon du Tillet era sprofondato in una antica poltrona di fronte al sig. Falco, mentre il liutista eseguiva i suoi pezzi facendo colare lacrime e sudore sul liuto. Gaultier suonava i suoi pezzi appena composti in una borghese dimora parigina per un pugno di umanisti che fumavano la pipa e bevevano vino. Saint-Colombe componeva ed eseguiva i suoi pezzi per viola da gamba in un isolato cottagle di legno di quattro metri quadrati con un pubblico occasionale seduto scomodamente sotto il cottage, un suonatore di viola tanto talentuoso quanto geloso... Robert de Visée suonava il liuto e la chitarra per Luigi XIV durante le passeggiate pomeridiane lungo i corridoi ed i giardini di Versailles, camminado due passi dietro al re ed al suo entourage (la primissima incarnazione del “walkman” divenuto poi così popolare?).
La musica, come la maggior parte delle altre espressioni umane, ha bisogno di intimità quando vuole comunicare emozioni. Tutte le antiche tradizioni musicali hanno tenuto conto di ciò.”
©Silentia Lunae 2009


Foto di Giovanni Novaro
Foto di Giovanni Novaro

©Silentia Lunae 2009