









La musica Sefardita
Dal periodo dell’arrivo degli Ebrei in Spagna con la Diaspora della fine del 1400, la musica dei Sefarditi, che racchiude chiaramente caratteristiche della musica del bacino Mediterraneo e del Medioriente, acquista un caratteristico “sapore” spagnolo. A Granada ed in altri posti dove fioriscono le comunità e le sinagoghe, la musica Sefardita si fonde con la cultura locale e la arricchisce di accenti culturali che contengono profondi significati biblici. Per la natura popolare di queste musiche, si sviluppa facilmente e prevalentemente la forma della “cançion” (la canzone, romanza) e la danza, ma essendo una tradizione in un certo senso “folk” e non erudita, le musiche ed i testi si tramandano oralmente e subiscono certamente influenze e cambiamenti nei secoli, per cui non abbiamo con certezza “manoscritti antichi”: a differenza di quanto avviene nel Cinquecento ad esempio in Italia ad opera di noti compositori Ebrei di musiche colte, che ci giungono attraverso raccolte come quella di Bartolomeo Tromboncino, o manoscritti in collezioni e biblioteche (Guglielmo l’Ebreo, Abramo dell’Arpa) o famosi compositori (Salomone Rossi), qui siamo in presenza di tradizione orale, basata sui modi e gli stili della musica prevalentemente Andalusa, ma anche di vari altri luoghi in Europa (i Balcani, la Bulgaria, l’isola di Salonicco, Rodi, Cipro, ecc.) che solo nel 1800 cominciarono ad essere trascritte e codificate da musicologi, musicisti, ricercatori. Quindi, il campo di ricerca sulla musica sefardita è ancora dibattuto ed aperto, per quanto riguarda l’originalità dello stile, e mentre alcuni pensano che si tratti semplicemente di una tradizione folk che dovrebbe essere eseguita in stile folk con strumenti come la chitarra flamenco o altri strumenti moderni, molti studiosi e musicisti, basandosi su quello che conosciamo della musica del ‘400 e ‘500 ricostruiscono invece un suono della musica Sefardi con una scelta di gusto molto valida, come ad esempio ha fatto Jordi Savall con Hesperion XX nelle sue incisioni apprezzate a livello mondiale. A questo esempio ci ispiriamo, scegliendo di dare una ricostruzione probabile delle musiche come potevano essere all’epoca della Diaspora, e usando in particolare percussioni che all’epoca e ancor oggi sono usate con grande diffusione nelle aree di provenienza delle musiche.
I temi delle musiche
Spesso temi d’amore, come nelle romanze, ma anche canzoni di guerra, le canzoni Sefardite hanno richiami interessanti ai personaggio biblici. Proponiamo ad esempio la romanza del Rey Nimrod, e Las Estrellas (Le stelle del cielo, e la sabbia del mare) che si riferisce alla promessa ad Abramo di una numerosissima discendenza. Ma anche personaggi storici, come El Rey de Franza (Re di Francia), e personaggi mitologici spesso legati al mare (la Sirena) appaiono spesso. La rosa, come simbolo dell’amore doloroso, appare spessissimo insieme alla figura della donna “salvadora” cioè che nasconde o salva la vita dell’uomo fuggitivo. Il tema della fuga, del viaggio pericoloso e soprattutto la ricerca di una terra, e il senso di malinconia che invade coloro che sono scacciati dalla Spagna, pervade molti testi. Ultima nota sulla ritmica, spesso di non facile esecuzione, perché in tempi come il 7/4 o 9/4 che non sono facilmente assimilabili dall’orecchio occidentale, e soprattutto, fatto molto importante, sulle tonalità: si tratta di scale modali su modello ebraico, arabo, e spagnoleggiante, non di scale tonali, per cui gli intervalli sono tipicamente pentatonici.




Un viaggio nella Napoli “spagnola” della rivolta di Masaniello del ‘500 - attraverso musica, danza e arte, i retroscena di una storia del lavoro maltrattato, sfruttato, spogliato della dignità.
Canti di rivolta popolare, crisi mistico/politiche dei tarantolati, villanelle napoletane contro i "panettieri", grida delle "lavannare" sfruttate dai Vicerè spagnoli : un concerto denuncia, delirante, come una porta d'ingresso che immette nella dimensione psicologica della disperazione, dell’ingiustizia.
